18 gennaio 2009

GAZA: guerra o massacro ?







Dal 27 dicembre del 2008 nei cieli di Gaza è iniziata l'offensiva dell'aviazione israeliana contro una città oramai ridotta alla fame e alla sete da più di 6 mesi di embargo totale dalla vittoria alle elezioni, volute dagli stati uniti e dall'onu, del partito di Hamas il quale è stato subito rifiutato come capo di un governo dagli stessi che hanno indetto le elezioni.
Da allora in tutti i territori palestinesi occupati è iniziato uno scontro tra i militanti del partito di Hamas e gli uomini di Abu Masen (attuale presidente della palestina), gli uni definiti terroristi e quindi incapaci di instaurare un dialogo con israele, gli altri invece appoggiati dal governo israeliano e dagli stati uniti con l'invio di armi (attraverso l'invio di 15 mila fucili d'assalto americani)e altri aiuti.
Nella striscia di Gaza i militanti di Hamas hanno ottenuto la vittoria contro i militanti di Abu Masen e una sconfitta in cisgiordania, venendosi a creare una divisione tra le due palestine:
GAZA con presenza di Hamas e CISGIORDANIA con Abu Masen. Quì nasce l'embargo sulla striscia con la chiusura di tutti i valichi tra Gaza e L'Egitto e ovviamente verso Lo stato ebraico.

L'esercito israeliano che intendeva vincere contro Hamas nel giro di 48 ore è ancora alle prese con bombardamenti, tentativi di invasione e volantini di propaganda per incitare la popolazione della striscia a ribellarsi ad Hamas per favorire la loro vittoria.

Fino ad ora, dopo 22 giorni, 1.203 vittime di cui 410 bambini e 5.300 feriti. Oggi sono continuati gli scontri. Un tank israeliano ha colpito una scuola gestita dall'Onu nel nord della Striscia di Gaza: il bilancio e' di almeno 6 morti e 11 feriti. Tra le vittime, secondo quanto riferito da alcuni medici palestinesi, ci sono una donna e due bambini.E' la quarta volta che il fuoco israeliano colpisce una scuola gestita dall'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i profughi palestinesi, nelle tre settimane dell'operazione 'Piombo fuso'. L'attacco alla scuola, secondo il portavoce dell'Unrwa, Christopher Gunness, ''dimostra he non ci sono posti sicuri a Gaza''. In totale l'esercito israeliano ha colpito 50 obiettivi. E' chiaro che oramai l'esecito israeliano non ha più obbiettivi precisi come voleva far credere all'inizio dell'attacco e colpisce casualmente edifici non si sa con quale fine. Una cosa è chiara, se l'obbiettivo di Israele era quello di sconfiggere il terrorismo contro di esso e la fine del lancio di razzi dai territori in guerra e lo stato ebraico, questo è fallito e anzi tutta questa violenza non porterà altro che nuove ondate di attacchi da parte di chi già disperato per la situazione prebellica, si vede portare via l'intera famiglia da una bomba caduta in nome della lotta al terrorismo. Ogni giorno si spera in una notizia di cessazione delle ostilità; Oramai i caduti sono troppi!


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11 dicembre 2008

Violenze a Hebron (Palestina), la vera faccia dei coloni israeliani




Lo scorso novembre, nella terra già martoriata da millenni di guerre e odio, si è consumata l'ennesima forma di estremismo sionista nei confronti del popolo palestinese.
Ci troviamo questa volta a Hebron, città a 30 km a sud di Gerusalemme, dove vivono coloni israeliani e palestinesi costretti a lasciare le loro case in balia dell'odio subito da parte dei coloni ultraortodossi ebrei.
Il 16 novembre la più alta corte dello stato di Israele decise di accogliere e dare quindi ragione della richiesta di una famiglia palestinese di poter fare rientro nella propia casa abusivamente occupata dal Marzo 2007 da un gruppo di ebrei ortodossi, a questa decisione è seguita la ribellione di molti israeliani che abitano la città coalizzatisi contro i palestinesi e contro le stesse forze dell'ordine Israeliane mandate dal governo ad eseguire la sentenza.
Gli scontri tra polizia, occupatori abusivi e gente scesa in difesa degli occupanti, si è conclusa con il ferimento di circa 20 persone tra forze dell'ordine e rivoltosi che hanno aggredito il gruppo di palestinesi a colpi di pietre.
Questo ennesimo e vergognoso evento riapre il problema, radicato nello stato Ebraico, dell'incompatibilità tra stato democratico, come Israele reputa di essere e popolo estremista che nella sua stragrande maggioranza auspica la scomparsa di un altro popolo, quello palestinese, da tutta la Palestina occupata.


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22 novembre 2008

Peter Barnes e il Capitalismo responsabile

 
Peter Barnes e il Capitalismo responsabile: un nuovo mondo è possibile?

L’ altro giorno, rovistando tra vecchi articoli, mi è capitato di focalizzare la mia attenzione su un articolo interessante e, sicuramente, di stringente attualità, del Sole 24Ore del 15 novembre 2007.
E’ un articolo di Peter Barnes, autore del fortunatissimo “Capitalismo 3.0”, opera in cui l’imprenditore (e autore americano) propone un “miglioramento del sistema operativo del capitalismo, in modo da preservare il patrimonio comune”.
Che significa miglioramento del sistema operativo del capitalismo? Significa migliorare i codici basilari su cui si fonda il sistema economico capitalistico. Il capitalismo di oggi è una struttura che ha sì garantito un allungamento delle aspettative di vita, ma che ha portato con sé in eredità anche una serie di limiti, di debolezze. Il depauperamento delle risorse del pianeta, l’elevato inquinamento, la concentrazione delle risorse del 90% della ricchezza nelle mani del 2% della popolazione mondiale sono solo alcuni dei sintomi di fragilità del sistema economico attuale, radicato nella ricerca sfrenata del profitto.
Detto questo, la domanda che sorge spontanea in tutti noi è: si può fare qualcosa? Si può modificare il sistema operativo del capitalismo in modo che le aziende possano continuare ad accumulare profitti senza distruggere e impoverire il pianeta?
Secondo Barnes sì, attraverso i diritti alla proprietà e alla buona gestione, cioè gestendo la ricchezza comune allo stesso modo in cui le imprese e le corporazioni gestiscono la ricchezza privata.
Gli esempi in questo non mancano: in Italia basti pensare, ad esempio, al Fondo per l’Ambiente Italiano, attraverso cui è stato possibile mettere al sicuro alcuni pezzi del patrimonio culturale per le generazioni future.
Perché non estendere questo esempio alla globalità del patrimonio comune? Perché non creare altre fondazioni come il FAI?
Il mondo che ne emergerebbe, secondo l’autore statunitense, sarebbe un mondo più bilanciato, in cui la natura sarebbe equiparata alle imprese. Le aziende che inquinano di più sarebbero costrette a pagare una somma molto alta (i prezzi per chi inquina oggi sono irrisori) che verrà utilizzata per preservare il patrimonio culturale per le generazioni future. Chi inquina, in pratica, deve pagare.
Naturalmente, se le aziende dovessero pagare per l’inquinamento prodotto, i costi salirebbero per tutti. Tuttavia, i soldi pagati dalle imprese alle fondazioni verrebbero restituiti ai proprietari del patrimonio comune, cioè a tutti noi. In tal modo, si pagherebbe di più per l’acquisto di prodotti che le aziende realizzano, ma si riceverebbe un reddito supplementare dai fondi che proteggono la natura, e nello stesso tempo si riuscirebbe a tutelare il patrimonio comune.
Tale struttura garantirebbe, inoltre, anche una distribuzione più equa delle risorse, perché si verrebbe a creare un flusso di ricchezza da chi consuma di più a chi consuma di meno, da chi inquina di più a chi inquina di meno.
Inoltre, è importante sottolineare come un sistema così delineato garantirebbe comunque una certa flessibilità e dinamicità dei mercati. Le imprese continuerebbero ad accumulare extraprofitti, ma con modalità che provocherebbero meno danni per l’ambiente. Le imprese investirebbero maggiormente in tecnologie più pulite; gli agricoltori userebbero meno prodotti chimici, e così via.
Tutto questo è utopia? Sogno? Illusione? Può essere, ma secondo me può rappresentare un passo importante per farci comprendere come la struttura economica attuale abbia molti aspetti che vanno limati o eliminati del tutto. Ne va della stessa sopravvivenza del pianeta. Insomma, un nuovo mondo si deve fare. A tutti i costi.

Antonio Ritorni

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Grazie parè per il tuo contributo con questo articolo :-D.


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Assemblea deliberativa del Gran Coniglio



Da quando ho creato questo blog, non ho mai avuto un collaboratore, una sorta di compagno come Tango e Cash, e adesso invece l'ho trovato è un mio collega universitario, anche a lui gli piacciono le cose che funzionano, odia i fannulloni e non sopporta nella maniera più assoluta il team del Popolo della libertà, vi presento MiSTER Z, non vi deluderà con i suoi articoli, Il Parente sceglie sempre bene per il suo blog. MiSTER Z è stato incaricato di scrivere articoli inerenti la politica estera e anche riferimenti di politica nazionale, a questo punto l assemblea del Gran Coniglio ha deliberato e inizia la fase operativa, buon lavoro Z.


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12 novembre 2008

Mandriva Xtreme 2 vs MIB-Live


In primis vorrei fare due premesse:
  1. secondo la mia umile opionione, Linux in genere non dovrebbe mai essere a pagamento salvo in casi di supporto o assistenza riguardo a casi specifici come la gestione di un server; 
  2. secondo me non si può far pagare una sorta di modifica della distribuzione ufficiale, questo è il caso di Mandriva Xtreme 2 (Mandriva modificata da un team polacco) per carità ho constatato che è una versione personalizzata ad hoc in ed è perfettamante multilanguage, e io condivido perfettamente per com' è stata personalizzata (vari software non presenti di default nella versione ufficiale), però è inconcepibile che viene messa a pagamento, cioè già non tollero che la Mandriva ufficiale prevede versioni free e non free; da precisare che alla Mandriva ci sono affezionato da sempre e la continuo ad usare perché è stata la prima distro che ho installato sul mio pc. 

Bisogna anche dire che questo Xtreme club prevede pure una versione free downloadabile senza pagare un euro, oltretutto non installabile, ma non è questo il punto, non ci dovrebbe essere una versione desktop a pagamento. A questo punto vi voglio mostrare un'altra parte della medaglia e cioè varie edizioni di Mandriva personalizzate dal team MIB clicca qui, completamente gratuite e sono fatte benissimo, ci sono due versioni Games live, cioè due versioni sono funzionanti senza l'installazione del sistema sul pc, il boot carica direttamente il sistema e ci sono una miriade di giochi, sono fatte molto bene e poi ci sono altre due versioni mib-live-prog sia in kde e in Gnome, perfettamente funzionanti ed installabili, comprendenti diverse applicazioni e molti aggiornamenti, insomma 4 DVD di gioie ad un prezzo che equivale a 0. Bè che dire, non c'è confronto! La versione gratuita ad ogni modo indurrà sempre il linuxiano a scaricare la distro preferita che è gratis invece di pagarla, ovviamente le conclusioni finali le lascio a voi, perché i gusti sono gusti, ma le tasche non hanno gusti ;-).


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09 novembre 2008

Installare Linux Debian su x86 (i386)

 


Molti linuxniani si trovano nella maggior parte dei casi ad avere serie difficoltà nel configurare e/o installare alcune distribuzioni, una di queste è proprio la debian, è una distro stabile e sicura, viene usata tantissimo sia come workstation che come server, ma anche come pc desktop. Proprio gli utenti casalinghi trovano molte difficoltà ad installarla, per via del suo aspetto poco user friendly in fase d'installazione e per via dell'elasticità che ha nel far personalizzare ogni fase dell'installazione, si può veramente personalizzare l'installazione di ogni singolo pacchetto per una specifica esigenza, e quindi molte volte si richiede qualche conoscenza in più per effettuare questo tipo di configurazioni dettagliate, elastica si ma crea non poche difficoltà in approccio uomo-debian boot :-(. Quindi per porre rimedio a questo farraginoso disagio, linko la guida ufficiale clicca qui, è da seguire passo passo leggendola bene, non è difficile l'importante è non saltare le parti più importanti ed il gioco è fatto, ovviamente in base all'esigenza ci si regola su quello che si vuole installare ;-), ricordo a tutti che questa guida spiega come installare la debian in macchine con architettura x86, quindi pc con processori intel o amd a 32 bit. Bye


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08 novembre 2008

Installare linux Slackware 12.1

Seguite con attenzione questi due video-guida parte 1 e parte 2, vi mostrano come installare la Slackware 12.1 passo passo senza nessun problema.






Se non riuscite ad installare la distribunzione linux, chiedete aiuto scrivendo i vostri commenti ;-).


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