22 novembre 2008

Peter Barnes e il Capitalismo responsabile

 
Peter Barnes e il Capitalismo responsabile: un nuovo mondo è possibile?

L’ altro giorno, rovistando tra vecchi articoli, mi è capitato di focalizzare la mia attenzione su un articolo interessante e, sicuramente, di stringente attualità, del Sole 24Ore del 15 novembre 2007.
E’ un articolo di Peter Barnes, autore del fortunatissimo “Capitalismo 3.0”, opera in cui l’imprenditore (e autore americano) propone un “miglioramento del sistema operativo del capitalismo, in modo da preservare il patrimonio comune”.
Che significa miglioramento del sistema operativo del capitalismo? Significa migliorare i codici basilari su cui si fonda il sistema economico capitalistico. Il capitalismo di oggi è una struttura che ha sì garantito un allungamento delle aspettative di vita, ma che ha portato con sé in eredità anche una serie di limiti, di debolezze. Il depauperamento delle risorse del pianeta, l’elevato inquinamento, la concentrazione delle risorse del 90% della ricchezza nelle mani del 2% della popolazione mondiale sono solo alcuni dei sintomi di fragilità del sistema economico attuale, radicato nella ricerca sfrenata del profitto.
Detto questo, la domanda che sorge spontanea in tutti noi è: si può fare qualcosa? Si può modificare il sistema operativo del capitalismo in modo che le aziende possano continuare ad accumulare profitti senza distruggere e impoverire il pianeta?
Secondo Barnes sì, attraverso i diritti alla proprietà e alla buona gestione, cioè gestendo la ricchezza comune allo stesso modo in cui le imprese e le corporazioni gestiscono la ricchezza privata.
Gli esempi in questo non mancano: in Italia basti pensare, ad esempio, al Fondo per l’Ambiente Italiano, attraverso cui è stato possibile mettere al sicuro alcuni pezzi del patrimonio culturale per le generazioni future.
Perché non estendere questo esempio alla globalità del patrimonio comune? Perché non creare altre fondazioni come il FAI?
Il mondo che ne emergerebbe, secondo l’autore statunitense, sarebbe un mondo più bilanciato, in cui la natura sarebbe equiparata alle imprese. Le aziende che inquinano di più sarebbero costrette a pagare una somma molto alta (i prezzi per chi inquina oggi sono irrisori) che verrà utilizzata per preservare il patrimonio culturale per le generazioni future. Chi inquina, in pratica, deve pagare.
Naturalmente, se le aziende dovessero pagare per l’inquinamento prodotto, i costi salirebbero per tutti. Tuttavia, i soldi pagati dalle imprese alle fondazioni verrebbero restituiti ai proprietari del patrimonio comune, cioè a tutti noi. In tal modo, si pagherebbe di più per l’acquisto di prodotti che le aziende realizzano, ma si riceverebbe un reddito supplementare dai fondi che proteggono la natura, e nello stesso tempo si riuscirebbe a tutelare il patrimonio comune.
Tale struttura garantirebbe, inoltre, anche una distribuzione più equa delle risorse, perché si verrebbe a creare un flusso di ricchezza da chi consuma di più a chi consuma di meno, da chi inquina di più a chi inquina di meno.
Inoltre, è importante sottolineare come un sistema così delineato garantirebbe comunque una certa flessibilità e dinamicità dei mercati. Le imprese continuerebbero ad accumulare extraprofitti, ma con modalità che provocherebbero meno danni per l’ambiente. Le imprese investirebbero maggiormente in tecnologie più pulite; gli agricoltori userebbero meno prodotti chimici, e così via.
Tutto questo è utopia? Sogno? Illusione? Può essere, ma secondo me può rappresentare un passo importante per farci comprendere come la struttura economica attuale abbia molti aspetti che vanno limati o eliminati del tutto. Ne va della stessa sopravvivenza del pianeta. Insomma, un nuovo mondo si deve fare. A tutti i costi.

Antonio Ritorni

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Grazie parè per il tuo contributo con questo articolo :-D.


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6 commenti

gourmet ha detto...

Interessante, ma non sottovalutare gli ostacoli...
http://blog.libero.it/losfiziogourmet/view.php?id=losfiziogourmet&pag=3&gg=0&mm=0

pauldianno85 ha detto...

Si è vero Antonio ha scritto proprio un bel articolo, ma nessuno sottovaluta gli ostacoli, cioè se tutto quello che leggiamo e poi vediamo che non è applicato, sembra sempre che è pura utopia ma non è sempre così, forse è quasi sempre il contrario ;-)

Gaetano ha detto...

Ciao! scusa se ti rispondo solo ora (a meno che non ricordo di averlo fatto prima!! :P ). Innanzitutto complimenti per il blog!!!
E' ottimo, col tempo comincerai anche a modificare i template, anche per allargare lo spazio di srittura dei post, ad esempio.

Se vuoi fare uno scambio di link fammelo sapere.

pauldianno85 ha detto...

@Gaetano Ciao non ti preoccupare apprezzo che hai risposto, vuol dire che cogli in pieno la mia mentalità e cioè che bisogna far circolare un'informazione pulita senza filtri della politica, molte grazie per i complimenti, sto lavorando per una nuova struttura estetica scritta riga per riga da me, ovviamente il template che utilizzo in questo momento era uno già costruito e io gli ho fatto tantissime modifiche cambiandolo radicalmente ma adesso è ora di una nuova pelle che sia visibile con lo stesso standard in tutti i programmi di navigazione, ho inserito molte novità sul nuovo template costruito completamente con le mia mani, e in questo momento sto in fase di testing per smerimentare che il tutto sia funzionante, ci saranno molte sorprese che vedrai prossimamente, comunque complimenti anche a te per il tuo blog, è ben fatto e ad un'ottima qualità di articoli. Bene detto ciò dico che accetto lo scambio link, da questo momento in poi sei aggiunto nella lista :-]

~brigante ha detto...

Ciao e complimenti per questo bel blog... :)

un nuovo mondo è sì possibile , ma lontano... ...mooolto lontano dal capitalismo...

parlare di capitalismo responsabile significa parlare di una cosa che non ha senso e che quindi ognuno può girare e ribaltare per i propri scopi.

ciao e in bocca al lupo ;)

pauldianno85 ha detto...

@~brigante Ciao mi fa piacere che ti piace il mio blog, riguardo al capitalismo responsabile (articolo scritto da un mio amico) è un ragionamento infinito cioè in base alla chiave di lettura che tu dai si può ricavare una teoria, quindi sono riflessioni su cui ovviamente nella realtà ci sono dei riflessi nel mondo molto diversi dalla teoria, quindi più di non avere senso, diciamo che è molto complicato quando si parla di un argomento del genere constatare nella realtà ciò che si ipotizza in teoria, ciao :-) mi raccomando visita spesso il mio blog e se puoi fagli un pò di pubblicità, mi daresti un forte contributo pubblicizzandolo qua e la ;-)

Lascia pure un tuo commento, verrà pubblicato senza nessun tipo di censura, però se scrivi delle discriminazioni (senza il rispetto del senso civile) che non hanno nessun tipo di correlazione con la discussione ma scritte solo per il gusto di offendere, verrà immediatamente cancellato...

 


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